L'addio ad Antonio Floris. Il parroco ai funerali del detenuto assassinato a Padova: «Cercava la sua salvezza»

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19-11-2015

Sognava di tornare da uomo libero e invece è stato il suono delle campane di Desulo ad accogliere con i rintocchi del lutto Antonio Floris, il sessantunenne ucciso a Padova nella comunità dove scontava la sua condanna di 16 anni per un duplice tentato omicidio.

Di: Redazione Sardegna Live

Sognava di tornare da uomo libero e invece è stato il suono delle campane di Desulo ad accogliere con i rintocchi del lutto Antonio Floris, il sessantunenne ucciso a Padova nella comunità dove scontava la sua condanna di 16 anni per un duplice tentato omicidio.

La comunità del centro montano si è riunita ai parenti fin da mezzogiorno di ieri, quando il feretro ha fatto ingresso nella chiesa di San Sebastiano, rione di Asuai.

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L'OMELIA Nel pomeriggio il parroco ha celebrato la messa e durante l'omelia ha toccato con delicatezza il tema del ricordo.

«Cristianamente siamo richiamati ad essere sempre vicino a Dio - ha detto don Mariano Pili -. A prescindere dai nostri errori nessuno può giudicarci. Antonio stava scontando la sua pena». Il sacerdote durante l'omelia ha letto anche un articolo che Floris aveva scritto tempo fa per una rivista carceraria. «In sedici lunghissimi anni, dalla mia cella, ho visto un albero crescere di cinque metri. Il suo sviluppo è lentissimo. Il tempo sembra non passare mai, soprattutto rinchiusi in una stanza».

La metafora dell'albero è la ricerca di salvezza ha sottolineato don Mariano.

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I FRATI C'ERANO Non sono voluti mancare al funerale di Antonio Floris anche i Padri Mercedari di Padova. «Non dimenticheremo mai la sua amicizia e la sua disponibilità. Antonio aveva un grande senso del dovere. Non ha mai creato alcun problema. Lavorava l'orto e cenava con noi».

Il 6 novembre scorso il dramma, quando nel carcere Due Palazzi di Padova era scattato l'allarme per il mancato rientro di Floris. In un primo momento gli inquirenti avevano pensato che l'uomo fosse scappato.

Pochi giorni dopo, invece, è arrivata la drammatica notizia. Il desulese era stato ucciso a colpi di spranga vicino alla sede della Cooperativa per la riabilitazione dei carcerati nell'oasi dei Padri Mercedari. Floris era considerato un detenuto modello, dotato di intelligenza e misurato nelle parole.

Collaborava con un giornale locale e nel 1996 si era parlato di lui perché aveva descritto la sua latitanza utilizzando un codice cifrato. Antonio Floris, nonostante la lontananza, era molto legato al suo paese natale e in più occasioni aveva manifestato l'intenzione di rifarsi una vita nella sua Desulo, dopo aver pagato per i suoi errori.

Ieri pomeriggio la comunità gli ha dato l'ultimo saluto.

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